Rivista La città dei lettori

Come un cavaliere misterioso. La vedi arrivare da lontano, la grande letteratura

By 1 Aprile 2026 No Comments

Come un cavaliere misterioso. La vedi arrivare da lontano, la grande letteratura

Daniele Pasquini

Ci sono dei luoghi comuni che si alimentano. Certe volte, nei miseri aperitivi che seguono le presentazioni, o nelle cene editoriali a margine di un qualche festival, spunta fuori qualcuno che dice: «in fondo tutti i lettori forti sono anche scrittori». Qualcuno chiosa: «tutti i lettori forti vorrebbero essere scrittori». Solitamente a questo punto il dibattito si anima, si discetta sugli scrittori mancati, su conoscenti che avrebbero il talento per farlo, sul fatto che l’editoria è una bolla in cui i professionisti dell’editoria, i critici, i giurati dei premi, gli autori e anche i lettori in fondo sono la stessa cosa, degli insiemi perfettamente sovrapponibili. Infine, violando il sacro principio di non contraddizione, qualcuno (di solito un editor di lungo corso) dice anche: «il problema di oggi è che nemmeno gli scrittori leggono più». In assenza di statistiche certe (bisognerebbe che se ne occupassero l’AIE, o il Cepell), è prudente sospendere ogni giudizio.

 

 

Questa premessa mi è utile per presentare un libro che a me – che sarei lettore forte, professionista dell’editoria e per l’appunto autore – ha aperto un piccolo e inaspettato squarcio. Facendo parte di tutti gli insiemi sopra citati, non nascondo di avere difficoltà a trarre così spesso un piacere puro da ciò che leggo. Pur scegliendo con estrema consapevolezza, alternando i periodi di lettura per studio (ancora fondamentale, se si scrive, checché ne dica l’editor di lungo corso seduto al tavolo) ai periodi di svago, saltabeccando tra gli omaggi e i libri scritti da amici, concedendosi rari momenti di serendipità e rinunciando a leggere ad ogni costo il-romanzo-dell’anno o il-libro-fondamentale-di-cui-tutti-parlano, può davvero capitare di trovarsi di fronte a delle gemme pure, purissime, capitate in mano e sfuggite dalla bolla.

 

 

Come autore negli ultimi anni ho compiuto una lunga ricerca solitaria sui romanzi di frontiera: al termine di un percorso ossessivo, quando ormai ero certo di aver letto tutto ed ero privo di aspettative e con le difese abbassate, ecco che è accaduto. Ho trovato un libro con cui sono stato bene in modo perfetto. Perciò:

 

 

se un lettore mi chiedesse di consigliargli un libro letto di recente, di grande qualità letteraria ma avvincente e che si faccia leggere senza sforzo;

se un collega mi dicesse: hai un libro breve da suggerirmi, devo staccare la testa dal saggio di neurobiologia che sto editando, qualcosa che non pesi troppo e in cui poter entrare subito;

se un autore mi confidasse, sospirando: leggo meno classici di quel che dovrei;

se qualche studente di un corso di scrittura creativa mi domandasse: c’è qualche libro che consiglieresti di studiare per imparare a strutturare un racconto?

 

 

Oggi, all’alba di questo 2026, consiglierei Il cavaliere della valle solitaria di Jack Schaefer, un breve romanzo del 1949, meritoriamente ripubblicato in Italia, pochi mesi fa, da Mattioli1885 nella traduzione di Nicola Manuppelli. È un romanzo western, da cui è stato tratto un film considerato tra i capolavori del genere (ma non l’ho visto e non ne parlerò).

 

 

Parlo però della magia di questo libro. La premessa, l’innesco della trama: c’è un ragazzino che vede un uomo avvicinarsi a cavallo. Non sa chi è, ma lo segue con lo sguardo. Siamo nel punto di vista del ragazzino, che continua a osservare con curiosità. Capisce che è importante. In questo angolo remoto del Wyoming, il ragazzino, seduto su una staccionata, fissa lo straniero che cavalca verso le poche case del paese. Ne osserva i vestiti, la statura. È tutto ordinario, eppure c’è un alone di mistero: nei tratti di quella figura oscura, percepivo una capacità di resistenza e una forza silenziosa nel modo in cui compensava, in modo naturale e senza sforzo, ogni movimento del suo cavallo stanco.

 

 

Il cavaliere si avvicina. Non sappiamo chi è, ma dopo una sola pagina è chiaro che il ragazzino, io, l’autore, i lettori, il mio collega, l’editor di lungo corso, gli studenti di scrittura creativa, tutti quanti, insieme, in modo certamente sovrapponibile, saremo a bocca aperta, pronti a scoprire perché, quest’uomo che si sta avvicinando a cavallo, ci sta per cambiare la vita.

Daniele Pasquini

Daniele Pasquini è nato nel 1988 in provincia di Firenze e si occupa di comunicazione editoriale. Autore di romanzi e racconti, ha esordito in narrativa nel 2009. Nel 2022 ha pubblicato per SEM "Un naufragio", mentre nel 2024 per NN è uscito il romanzo "Selvaggio Ovest", vincitore del premio Selezione Bancarella e finalista del premio letterario internazionale Alessandro Manzoni e finalista del premio Asti d’Appello. Il suo ultimo libro è "La fine della frontiera", in uscita per NN (marzo 2026).

Lettura consigliata
Il cavaliere della valle solitaria
Jack Schaefer
Nessuno sa chi è Shane, il misterioso cavaliere disceso dalle colline del Wyoming. Nessuno sa dove stia andando. Gli abitanti della valle sanno solo che è arrivato nel 1889, si è sistemato dagli Starrett, sa usare abilmente la sua Colt e di sicuro non è il benvenuto. La vita degli Starrett cambia per sempre quando Shane arriva nella loro fattoria. Il giovane Bob Starrett è del tutto affascinato da questo sconosciuto, che porta una nuova energia e un’ondata di vitalità nella sua famiglia. Shane si stabilisce nel ranch degli Starrett e comincia a lavorare come bracciante agricolo. Nessuno sa nulla del suo passato, che a volte sembra incupirlo. Tuttavia, gli abitanti della piccola cittadina nella valle del Wyoming guardano Shane con sospetto. Ma, per quanto possa sembrare pericoloso, Shane si rivelerà un amico fedele e devoto degli Starrett: quando un vicino cercherà di sottrarre loro la casa, Shane non esiterà a battersi per la famiglia in una faida mortale. Con "Il cavaliere della valle solitaria", Schaefer crea un western magistrale e una storia senza tempo.