Rivista La città dei lettori

La mela carogna

By 18 Febbraio 2026 No Comments

La mela carogna

Ginevra Barbetti

Dedicato a Vivian Lamarque e al suo sguardo bambino.

 

 

Mentre soffio sul caffè troppo caldo del bar, entra una bambina minuta e sottile come un filo d’erba. Ha una coda di cavallo storta che forse si è fatta da sola e un vestitino leggero a righe bianche e nere. Con le mani tiene stretta ai lati la sua gonna a ruota e si avvicina piano alla vetrina dei dolci. Poi si ferma, rimane immobile, ma con gli occhi corre velocissima da un vassoio all’altro. Senza alzare lo sguardo, punta il dito indice sul vetro immacolato e dice:

«Voglio quella crostatina alla mela carogna!»

Il ragazzo dietro al bancone sorride e muove le labbra come a dire “cotogna”, senza però farsi sentire. Intanto arriva la madre con un neonato che sta dormendo ancora, comodo, stretto al seno nella fascia arcobaleno. È tutta rossa in viso e ha il respiro affannato di chi ha appena finito di fare una gran corsa.

«Viola, me lo devi dire quando ti allontani…»

«Volevo la crostatina.»

«L’hai già mangiata stamattina. Forza, andiamo.»

«Ma questa è alla mela carogna.»

«Cotogna, muoviti ho detto.»

«Carogna.»

«Cotogna, Viola. Si chiama cotogna.»

«Carogna!»

In quel ping pong che pare non finire mai, il barista si schiarisce forte la voce, tanto che le due si voltano di scatto.

«Noi qui serviamo solo crostatine alla mela carogna.»

La bambina fa un sorriso che parte da un orecchio e arriva all’altro, mentre in quegli occhi grandi deve esserci improvvisamente finita la galassia di Andromeda, da quanto brillano. Prende il suo dolce soddisfatta e lo fa fuori in quattro secondi netti. Poi mi guarda, io la guardo. Ci scambiamo una lunga occhiata complice. Ho la chiara sensazione che lei lo sappia bene: non esiste alcuna variante di mela carogna. Esercita solo il sacrosanto diritto alla libertà di voler credere a quello che le pare, mentre guarda la realtà con le lenti fantasia tenute sulla punta del suo naso. Come darle torto. Io lo faccio tutti i giorni, da una vita.

Ginevra Barbetti

Giornalista e docente, lavora per la redazione cultura toscana del «Corriere della Sera». Ha scritto per «Io Donna», «Domus», «MarieClaire», «Elle», «AD», «Artribune». Insegna comunicazione e giornalismo all’Istituto Marangoni di Firenze. Collabora con diverse aziende, come libera professionista, nella creazione di racconti emozionali e storytelling.

Lettura consigliata
Poesie 1972-2002
Vivian Lamarque
Pochissimi poeti sanno mascherare il dolore e il rimpianto attraverso le forme della lievità e della grazia come riesce mirabilmente a Vivian Lamarque. E pochissimi poeti hanno, come ha lei, la felicità naturale del dono che fa volare la parola, facendola arrivare velocissima al lettore, dandogli un’emozione vera. Ne abbiamo prova ormai da più di quarant’anni, come dimostra questa raccolta delle sue poesie, eppure ogni volta torna a stupirci e a colpirci, come si vede dal consistente gruppo di testi che viene qui a collocarsi dopo i suoi libri già noti (da Teresino fino a Una quieta polvere), libri che furono accolti dai consensi autorevoli, fra i molti, di Giovanni Raboni, Vittorio Sereni, Giovanni Giudici. A volte morbida, a volte tagliente, sempre legata alla realtà dell’esistere e alla memoria di un trauma originario portato come una cicatrice, Vivian Lamarque riesce a passare dal paradosso allo strazio del cuore, dall’incubo al gioco, con la classe cristallina di una voce poetica ormai inconfondibile.