Ormai tutto è immagine. E finisce che anche la vita diventa uno show. In fondo, se ci pensiamo bene, succede tutti i giorni, quando dettagli delle nostre vite finiscono sui social. Un reel di Instagram, una foto su Facebook, un video su Tik Tok. Condividiamo con gli altri un pezzo di noi e, così facendo, ci mettiamo in mostra. Diamo agli altri l’immagine di noi che preferiamo. Oppure al compleanno, quando gli auguri sui social sono così tanti che, inevitabilmente, scriviamo “Siete stati tantissimi”. Quel superlativo assoluto è la metafora lampante dei muscoli del nostro Ego. Siamo talmente improntati a comunicare quello che siamo all’esterno che, talvolta, anche le azioni solidali nei confronti degli altri servono per metterci in mostra. E magari, pure il volontariato diventa esibizione.
Una teoria dissacrante quella contenuta nell’incredibile libro La parte migliore del paese di Andrea Cardoni. Mattia Taidelli è il protagonista del libro, un ragazzo che subisce il mondo senza mai opporgli resistenza. Non capisce davvero cosa gli stia succedendo, eppure lascia che le cose accadano. Succede con Valeria, influencer di successo, che dopo una prima notte sorprendentemente riuscita decide di trasferirsi a casa sua come se fosse la cosa più naturale del mondo. Succede al lavoro, dove Mattia resta ai margini, schiacciato dall’ambizione di Vittorio Belbusti, fondatore del Progetto dei Ragazzi, un’azienda televisiva che predica umanesimo mentre insegue audience. Succede anche quando perde la patente e viene spedito a fare lavori socialmente utili per Esserci Sempre, una storica ma invisibile associazione di volontari del soccorso: persone che tengono in piedi il Paese nei momenti peggiori e che tutti dimenticano appena l’emergenza finisce. Il problema è che Mattia sviene alla vista del sangue. Così evita l’ambulanza e propone un patto: darà finalmente voce a Esserci Sempre attraverso un podcast, Mamaiut, costruito sui racconti dei soccorsi vissuti dai volontari in prima linea.
E qui sta la svolta del libro. Perché il podcast funziona e all’improvviso il volontariato diventa l’unica voce che il Paese vuole ascoltare. E la sfida tra le associazioni di volontariato diventa il nuovo Grande Fratello, la nuova Isola dei famosi, dove vince chi è più forte, vince chi salva più vite. E dove le vite degli altri, quelle da salvare, non sono altro che lo specchio, lo strumento, l’oggetto che dà valore al volontariato. E dove i social network diventano i giudici delle nostre vite. Vince chi ha più follower, gli altri soccombono d’invidia, si ammalano d’ansia.
Questo libro fa ridere, ridere così forte che potrebbe far piangere per quello che racconta, per quello che siamo diventati, dediti giorno e notte all’apparenza, a costruire sui social un’immagine compiuta di noi stessi. Un’esistenza dove tutto è contenuto, impacchettato e veicolato dalle agenzie di comunicazione per diventare virale. Un incidente in autostrada? Facciamoci un contenuto. Una storia d’amore finita male? Facciamoci un contenuto, ripete instancabilmente il manager di un’azienda di comunicazione. Tutto rischia di diventare contenuto. Perfino le nostre vite.