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A Pistoia-Honolulu

By 20 Ottobre 2026 No Comments

A Pistoia-Honolulu

Simone Innocenti

Io poi sono giorni che me ne sto negli anni Cinquanta o giù di lì. Perché, dico, sono giorni che non riesco a finire un libro: lo leggo piano piano, tre pagine alla volta che poi scordo, e quindi torno indietro sempre un po’ e va a finire che lo leggo e lo rileggo.

 

 

Perché, dico, sono giorni che sto a Pistoia-Honolulu che è il posto dove sto ma anche il titolo del libro dove sto e che ha scritto Sergio Bazzini e che la Tipografia Artigiana ha pubblicato nel 2005 nella collana diretta da Antonio Frintino. E perché, ancora dico, questo è uno di quei libri che mi sono accaduti per caso e sono libri a mano libera di uno scrittore che è stato – l’ho scoperto poi, nella mia infinita ignoranza – uno degli sceneggiatori più importanti in Italia. E perché, dico, Sergio Bazzini – che ha lavorato con Marco Ferreri e poi ha debuttato come regista con il film Donna è bello e poi ha anche lavorato come docente di Linguaggio cinematografico e televisivo presso l’Istituto “R. Rossellini” di Roma e presso l’Accademia Nazionale di Cinema di Roma – ha scritto solo questo di libro che costa uno sbotto: più di centoventi euro, manco fosse la prima edizione de Il fanalino della Battimonda del mio amatissimo Antonio Delfini, mi sono detto.

 

 

E allora ora dico perché sono giorni che sto dentro Pistoia-Honolulu o forse lo dico tra un po’ visto che prima è meglio dire come mi è capitato questo libro: me lo ha detto, tempo fa, un mio amico che vedo tutti i giorni, lettore normale, che trovarne uno sembra un miracolo e quello mi fa – tutto d’un tratto – la voce di chi chiede, così mi dice se conosco questo libro e io storco il naso, chi vuoi lo conosca un libro così?, mai sentito. E lui mi dice ma come?, i miei amici che non leggono un libro mai questo libro invece l’hanno letto e allora dico sarà un titolo pulcioso come pulcioso se’ te nelle letture, fammi controllare questo tipo che si chiama Bazzani. E lui dice no, si chiama Bazzini, controlla, vai. Io dunque controllo sul cellulare e ci resto secco: libro introvabile, prezzi altissimi, Bazzini è uno sceneggiatore coi controcazzi che solo una capra come me non sa chi è. Deve essere – mi dico – uno come Ugo Pirro, che era un genio come sceneggiatore e un genio come scrittore, tutta quella genia di artisti che uno alla fine ci capita per caso, io questo Pistoia-Honolulu lo devo avere in tutti i modi e non devo pagarlo, non devo tirare fuori una lira.

 

 

E allora guardo il mio amico, lo sprono a trovarne una copia per me, facesse qualcosa, sei o non sei anche te di Pistoia come Bazzini? Poi cambiamo discorso ma la mia testa sta sempre al libro e allora poi inizio a chiamare colleghi che lavorano a Pistoia, ma uno non ha idea di come trovare la tipografia ormai chiusa e l’altra – invece – è peggio di me perché lavora a Pistoia e non sa neppure che esiste Bazzini: è gravissimo non sappia che sia lo sceneggiatore di Dillinger è morto e allora lei mi dice, ah sì, ho scritto qualcosa quando Bazzini è morto nel 2025 a Roma. E poi chiodi: zero libro, sul quale mi sono fissato. E ne parlo ancora a quel mio amico di Pistoia, a quel lettore normale, a quel lettore micio che ha saputo dirmi un titolo che non conoscevo, mi ha suggerito un titolo più di me: me lo trovi questo maledetto libro, sì o no? E io mi ci sono proprio fissato con Pistoia-Honolulu che allora chiamo, quasi a caso, una collega che sta a «La Nazione» di Pistoia che non conosco neppure troppo bene ma chi se ne frega e le dico Linda, così e cosà passa il caso: mi aiuti? E lei mi risponde qualche giorno dopo e mi dice ho trovato una copia del libro, te lo porto.

 

 

E io sono felicissimo perché, dico, mi sembra una cosa già bella così ma l’altra cosa bella avviene quando lo apro e inizio a vivere a Pistoia-Honolulu dove – per starci – c’è anche un glossario perché mica tutti sanno che vuol dire uzza, natta, zizzola, micco, sfavio. E ho chiaro subito che a Pistoia-Honolulu ci sono le Leggère, che sono gruppi di arruffoni geniali che non hanno voglia di far nulla, la dura arte del cazzeggio nei bar che erano bar, mica quelli di oggi che sembrano popolati da gente liofilizzata, tutta algoritmata nei vestiti e nei modi di dire che sono o violentissimi o banalissimi. E invece a Pistoia-Honolulu ci sono le idee di Moreno Cialdi che «erano poche ma fisse: il vino e il non toccare palla, mai. Negli anni non aveva sgarrato di una virgola, bere era il suo sgobbo, il rispondo ciondolare a giro. Poi c’erano il fumo e il cinema, che certe volte si prendevano a birigino l’un con l’altro. La sigaretta la incastrava sulla destra, come Jean Gabin, anzi, a me il Cialdi pareva più Jean Gabin di Jean Gabin».

 

 

E poi a Pistoia-Honolulu c’è Vanno Vanni che dipinge e sta bene solo quando dipinge cose informali che fanno sfavare il Partito comunista e «la storia dell’uomo è un gran fiume di vino dove galleggiano gli artisti». E poi a Pistoia-Honolulu c’è Pierone Bacci Papero Sacco di Merda che vai a sapere perché chiamavano così, ma era un giro di bar veri, di cinema veri, di negozi veri e non di catene di negozi. E sicché a Pistoia-Honolulu ci stanno Tinca, Bighe Boghe, il Tomba, Omero, Remigio. E si parla di jazz o si prova a suonarlo e a mettersi in un complesso o si dipinge, comunque c’è una forza che è quella dell’arte e che a me ha ricordato di quando il mio paese era un po’ così, e non come l’hanno ridotto ora i politici che ci hanno fatto costruire di tutto. Così io vivo a Pistoia-Honolulu perché ci sono le Leggère.

 

 

E «la Leggèra è uno che non lavora, che si alza a mezzogiorno, e si susina le giornate al bar. È un vagabondo aristocratico, prima della guerra lo mettevano al fresco in Santa Caterina in Brana. La Leggèra appena sente puzzo di responsabilità tela che pare pagato; lo sfava il conformismo, lo sfava il benpensante, lo sfava la regola. C’erano Leggère di serie A e Leggère di serie B. Moreno Cialdi e compagnia appartenevano alla serie A. Noi, con gli anni in tasca, alla serie B, e un giorno saremmo saliti in A».

 

 

E io intanto sto in questo meraviglioso libro che ha scritto in maniera feroce e delicata Bazzini. Sto a Pistoia-Honolulu perché per anni Pistoia-Honolulu è stato, anche, a suo modo, il mio paese.

Simone Innocenti

È nato a Montelupo Fiorentino nel 1974. Ha scritto la guida letteraria Firenze Mare (Giulio Perrone Editore), esordendo con Puntazza (Erudita). Ha scritto il romanzo è Vani d’ombra (Voland) e L'anno capovolto (Atlantide Edizioni). Suoi racconti sono apparsi in varie antologie. Attualmente lavora al «Corriere Fiorentino», dorso regionale del «Corriere della Sera», e collabora con «La Lettura».

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