Sono una lettrice vorace fin da piccolissima. Durante una gita alle elementari fui dimenticata nella camerata dove avevamo passato la notte, perché mi ero sdraiata nel letto a castello per finire un romanzo, mentre tutti i miei compagni di scuola erano ripartiti con l’autobus, che dovette ritornare a prendermi. Mi sono sempre sentita diversa dai miei coetanei e questa sensazione è aumentata via via che crescevo. Non condividevo gli interessi delle mie coetanee, non sapevo vestirmi come loro, truccarmi, non ero spigliata e, se per caso mi piaceva un ragazzo, diventavo timidissima e facevo di tutto per nasconderlo. Mentre studiavo all’università ho cominciato a lavorare per una radio locale dove alternavo la musica con presentazioni di romanzi e interviste di scrittori. Poi, all’improvviso, mia madre che aveva sessant’anni ed era sempre stata bene, si è ammalata di una brutta polmonite. Una sera sono passata a trovarla, mi sono preoccupata e l’ho portata in ospedale dove è stata ricoverata d’urgenza. La notte stessa è mancata e un medico mi ha comunicato la notizia mentre ero seduta in una spoglia e anonima sala d’attesa. Mio padre era sparito dalla nostra vita quando io non camminavo ancora. È così che ho cominciato. Prima un bicchiere la sera, preferibilmente whiskey, poi sono diventati sempre più frequenti, ogni volta che la solitudine e il dolore diventavano insopportabili. Frequentavo il secondo anno di Lettere, sono stata bocciata per la prima volta a un esame e ho smesso di studiare. Non riuscivo a concentrarmi e alla radio ho combinato vari disastri fino a che, mentre intervistavo uno scrittore famoso, ho dimenticato le domande, perso il filo e mi sono messa a piangere senza motivo. Sono stata licenziata, ho passato chiusa a casa qualche settimana, uscivo solo per comprare l’alcol e il minimo indispensabile per sopravvivere. Un giorno mi sono svegliata stesa sul pavimento del salotto in mezzo a una pozza di vomito. Ho aperto gli occhi e mi è venuta in mente mia mamma sempre sorridente, colta, che mi prendeva in giro per la mia timidezza e mi spingeva a fare amicizia e a uscire dal mondo dorato dei libri. Così ho acceso il telefono e ho trovato l’associazione alcolisti anonimi più vicina a casa.
Mi hanno salvata, accolta, accudita e accompagnata in un difficile percorso. Per la prima volta da quando mia madre era morta, non mi sono sentita sola. Avevamo tutti problemi diversi, ma lo stesso modo autodistruttivo di affrontarli. Avevo sempre scritto diari, poesie, racconti, frasi smozzicate. Non avevo nulla da fare e, nelle ore in cui dovevo distrarmi per non ricadere, ho cominciato un romanzo giallo e, dopo qualche mese, l’ho finito. Non sapendo più che fare sono andata a fare volontariato in un ospedale ed è lì che ho conosciuto William. Curava bambini affetti da tumori e aveva sempre un sorriso e una forza che mi hanno attratta come una calamita. Sono convinta che mi abbia riconosciuta come un’altra persona da salvare da una grave malattia che l’aveva tenuta distante dalla vita reale. Gli esseri simili si riconoscono in un istante. Ci siamo sentiti a nostro agio nei silenzi e quando eravamo travolti dalle parole. Mi sono trasferita a casa sua dopo poche settimane e un giorno mi ha detto che doveva darmi una bella notizia. Aveva un viso emozionato e preoccupato. Dopo avere trovato in un cassetto il mio manoscritto, lo aveva inviato di nascosto a un premio letterario. Ero nella cinquina dei finalisti ed ero stata invitata quella sera alla cerimonia per la proclamazione del vincitore.
Il resto della storia è avvolto in una specie di nube. Io e William seduti a un tavolo del salone gremito di persone, che ascoltiamo increduli il mio nome come vincitrice del premio per l’opera prima. Il mio romanzo che viene pubblicato e ha un successo imprevedibile. Ora posso dedicarmi a fare quello che ho sempre amato, scrivere romanzi gialli, con a fianco l’uomo che ho sempre sognato. Continuo a fare volontariato in ospedale e nel centro degli alcolisti anonimi e dico a tutti che, dopo una discesa, c’è sempre una risalita, basta resistere e sperare.