Il tempo penso sia uno di quegli argomenti di cui meno amo dibattere. Perché è fastidioso, inafferrabile. Però in tutto questo caso ci sono dei momenti che ti aspetti per contratto che avvengano. Come quando sapevi che dal nulla Pantani si sarebbe tolto la banda e il piattume della tappa avrebbe lasciato il posto a un’esplosione. Ecco seppur perdente nella sfida col tempo almeno questi momenti te li aspetti. E se non avvengono, be’ ci resti anche parecchio male. Così in quella sera di metà autunno, con Firenze illuminata che più bella non potrebbe essere, quel “Per me è no” ti suona proprio male. Ti blocchi. La guardi. Le sorridi e vorresti dire che no, guarda la battuta era un’altra, solo che lei non ricambia il tuo sorriso e ti fa capire che non vorrebbe più dire altro, se non quello che ha già detto. Che è successo? Pantani ha attaccato, ma invece di far saltare il banco e volare via è saltato lui. E allora ti guardi dentro, pensi a dove tu possa aver sbagliato, ti dici che forse hai frainteso quel maledetto tempo e hai fatto male i calcoli. Eppure stavolta ti eri buttato: l’avevi vista al di là di una sala piena di gente, avevi attraversato tutta quella gioventù e le avevi detto «Ciao mi chiamo Federico, ti va di fare un giro a Firenze?». Una follia, già, e per aumentare questa follia lei ti aveva detto che si chiamava Maria e che in centro a Firenze ci veniva volentieri.
E allora insomma se ti succede una roba come questa, che non te lo fai il film? Tu per lei, fino a un secondo prima, eri un perfetto signor nessuno. E lei per te, fino a un secondo prima, era una perfetta signora nessuno. Eppure adesso è un mese che girate per le vie del centro, condividete libri, passioni. Per tutti siete “i fidanzatini”. Un balletto perfettamente sincronizzato che il passo successivo e naturale è ufficializzare la cosa. Che poi mica serviva fare niente di diverso: appoggiare le labbra, stop, buio e titoli di coda.
Però lei cambia la battuta e il copione vola in aria.
Davanti a te hai due strade: o provi a restare amico oppure abbandoni quella scena sbagliata. Il problema è che per scappare, per andarsene e salvarsi la vita ci vuole coraggio. E tu hai paura di perderla. Hai paura di perdere una cosa che poi tua non è mai stata. E così accetti di essere ciò che mai volevi essere. Diventi amico, confidente, fingi che in fondo non è successo nulla di che. Te la racconti bene bene e per un po’ ci credi pure perché per noi vigliacchi ogni occasione è buona per dirsi una bugia. Tipo che qualcosa ancora cova sotto, lo senti, e se lo senti te perché non dovrebbe sentirlo lei?
Ti perdi nella lettura de L’educazione sentimentale di Flaubert: amore non esattamente a lieto fine ma tu fai orecchie da mercante, è tempo di darsi un’occasione, decidi di non seguire più sceneggiature. Via gli schemi, via le battute. E via da lei. Lei che ti chiede che ci fai, che vuoi, ma tu che vuoi mica lo sai. Te ne esci solo con un fiume di parole sconnesse, senza ordine, senza logica. E infatti “Per me è no” è la chiusa più logica. Un eterno ritorno come se poi nove mesi non fossero mai passati. C’è solo un’aggiunta: «Sai un ragazzo ci ha provato con me e io gli ho detto sì». Il nuovo finale fa così pena che anche lei si sottrae: ti sorpassa, attraversa la strada, e scarta via.
Ed è proprio in questo momento che aspetti da ventun anni, che ti accorgi che stai morendo come un fallito e no cazzo questa fine non la vuoi fare. Ti volti di scatto, e un po’ credendoci e un po’ no, le dici quelle due parole che dette adesso, fra voi due, con una strada di mezzo e un terzo sullo sfondo ad aspettarla, fa veramente finale di film. Lei si blocca. Ti guarda. E allora dai che vuoi vedere che gira che ti rigira è proprio quello il vostro finale? Con lei che corre, supera quei pochi metri di distanza e ti bacia? In culo a tutti i finali ordinari: la vita è così. È brutta, è fuori luogo. Il tempo se ne infischia di luoghi, orari, copione e allora va benissimo così. Senza trama. Senza né telecamera né musica. Ok. Il problema è che lei si volta, in senso opposto, e se ne va via, in senso opposto, e in realtà quei pochi metri, ora che ci fai caso, sono proprio un bel burrone che superarlo no, non è mica possibile. Così te ne vai da quel momento atteso per tutta una vita. Te ne vai da quel film.
Cosa sarebbe successo se lei avesse saltato lo strapiombo non lo saprai mai. Dopotutto non l’hai deciso tu, e forse non l’ha deciso nemmeno lei. È un po’ ciò che fa dire Flaubert a Marie e a Frédéric quando si rivedono, dopo anni. Alla fine se fra loro non è successo nulla è giusto, perché qualcosa che non è avvenuto non ha nemmeno avuto il tempo di sciuparsi. Resta così, come una fotografia che al più può un po’ sbiadirsi, un ricordo intatto, una malinconia, sì forse, ma dolce. E in quel sorriso che vi scambiate, lei all’altare e tu no, basta per capirvi. E può bastare. Perché contro uno come lui, il tempo, è inutile che provi a combattere, tanto perdi comunque.