Invito a cena

Giovanni Odino

«Non scherzi? Sei vegano?» domandò Sara, dopo l’invito a cena ricevuto da quel ragazzo che conosceva solo di vista.

«Assolutamente» rispose serio Amilcare. «Sono cresciuto in una casa dove era bandita la carne e tutto quanto fosse di derivazione animale. Al massimo mi avranno dato un po’ di latte materno quando ero ancora un lattante» scherzò. Poi continuò: «Mi ricordo che fin da piccolino la dieta di casa era strettamente vegana. Mia madre mi controllava di continuo. Era una convinta seguace di quella filosofia alimentare.»

«Hai avuto una mamma bravissima» commentò la ragazza. «Ce l’hai ancora, vero?»

«Sì, è ancora viva e vegeta. Anche troppo. Continua a ossessionarmi con la questione che non devo mangiare carne. Che non devo assumere nessuna proteina animale. Malgrado non mi passi neanche per la testa, lei batte sempre lo stesso chiodo.»

Sara sorrise. Sapeva bene come poteva diventare ossessivo il pensiero vegano.

«E tuo padre? Lui cosa dice?»

«Non l’ho mai conosciuto. È morto che ero piccolo.»

«Mi dispiace.»

«Non devi. Mia madre ha fatto in modo di riempirne il vuoto così che non ne sentissi la mancanza.»

«Un incidente? Una malattia?»

«Un incidente. Ma non ne so molto. A casa non se ne parlava e io non chiedevo. Forse intuivo che era meglio così.»

Dopo alcuni secondi di silenzio, Sara riprese: «Ne ho conosciuti tanti che si dichiarano vegani, dopo cominciano con le eccezioni: “Cosa sarà mai un pezzo di parmigiano”, oppure: “La caprese ha solo la mozzarella.”»

«Io credo che per poter uscire con te anche un texano, di quelli che si alimentano solo con costate alte quattro dita, ordinerebbe solo lattuga e germogli di soia.»

Sara sorrise, e Amilcare pensò che era la vegana più bella del mondo. «Con me non succederà» asserì serio. Poi, per non perdere il momento magico, ripropose l’invito: «Allora prenoto?»

«Prenota pure» accettò la ragazza, che sorrise. E lui capì che ne era già innamorato.

 

 

La serata trascorse benissimo. Sara si accorse che le affinità con quel ragazzo erano davvero tante. Lo trovava bello; bello e con un nome buffo che, col passare delle ore, le sembrava sempre più gradevole.

Amilcare semplicemente si beava della sua compagnia, senza pensare a nulla che non fosse quello straordinario presente.

Durante la cena capirono come le loro sensibilità fossero vicine e dopo, non volendo interrompere quella notte incantata, avevano passeggiato, parlato di mille cose, e riso e sorriso delle cose del mondo. Si scambiarono un solo bacio, veloce, con le labbra appena appoggiate. E percepirono come fosse magico quello sfiorarsi delle loro bocche.

Lei raccontò che studiava architettura e che sognava di diventare una progettista di case con orti integrati. Pensava di sfruttare le potenzialità dei terrazzi e delle facciate verticali. La sua idea era di organizzare coltivazioni di piante che fossero commestibili e al tempo stesso belle da vedere.

Camminarono vicini, senza fretta. Lei lo prese sottobraccio.

«E tu?» chiese Sara «Come immagini il tuo futuro.»

Amilcare le avrebbe voluto dire che la sua vita, da quella sera, la immaginava ovunque, a fare qualsiasi cosa, ma solo ed esclusivamente insieme a lei. «Sono Ingegnere industriale. Mi sto preparando per l’esame di Stato in Ingegneria Elettrica.»

«Ma è bellissimo… progetterai gli impianti per l’energia alternativa dei miei orti verticali!»

Il cuore di Amilcare sussultò: Ha parlato di noi insieme, pensò.

 

 

Si sedettero sul marciapiede che cingeva la piccola piazza deserta dove si erano fermati. Sara appoggiò la mano per terra proprio dove si trovava un piccolo, minuscolo coccio di vetro. Forse il residuo di una bottiglia scivolata di mano a qualcuno durante una delle serate della movida cittadina.

Si ferì. Era solo un taglietto dal quale uscì qualche goccia di sangue. Sara tamponò la ferita con il fazzoletto. Era felice: non si sarebbe fatta rovinare la serata da un insignificante incidente.

«Dagli un bacino sopra» chiese ad Amilcare. «Così guarirà più in fretta.»

E lui le baciò quel piccolo taglio: uno, due, dieci baci. Poi qualcosa scattò nella sua testa. Un turbine di sensazioni incomprensibili si riversarono tutte insieme dentro di lui e gli cinsero la ragione in un assedio barbarico.

«Okay, è guarito. Grazie» gli aveva detto Sara, divertita e lusingata. Ma lui non smise. Anzi: cominciò a succhiare il sangue e a mordere il dito con sempre più brutale avidità.

«Basta, basta! Mi fai male. Cosa ti prende?» urlò impaurita cercando di sottrarsi alla frenesia che aveva preso il compagno. Lui non parlava più, tutto il suo essere, tutto il suo corpo chiedevano solo quel sangue, quella carne.

«Aiuto! Aiut…» La richiesta di soccorso si strozzò nella gola di Sara mentre Amilcare vi affondava i denti.

Strappò a morsi parti del collo e delle guance, masticò e ingurgitò i bocconi ricavandone un piacere così intenso, così totale, che mai avrebbe pensato di poter provare. Affondò i denti nel seno e nel ventre, immerse la bocca nel sangue dolciastro delle viscere palpitanti come fosse l’amplesso di un demone sadico e bestiale.

Solo dopo aver soddisfatto quella parossistica fame ancestrale cominciò a rendersi conto di cosa fosse successo. Solo dopo riemerse lentamente alla consapevolezza e alla disperazione.

«Sara! Sara!» La chiamò sperando che fosse stato una specie di terribile gioco. «Sara… cosa… chi…» piagnucolò cercando delle improbabili spiegazioni.

«La mamma, devo chiamarla» disse ad alta voce trovando conforto in quelle parole.

Cercò il telefonino. Faticosamente riuscì a digitare il numero di casa con le dita impiastricciate dal sangue.

«Mamma.»

«Amilcare, sono le tre!»

«Mamma… è successo qualcosa di terribile.»

«Amilcare, cosa?»

«Mamma, io non volevo, ma non ho resistito.»

«Dio mio, Amilcare: spiegati!»

«Io sto bene, mamma, ma c’è una ragazza, qui. È a terra. C’è sangue, tanto sangue. Mamma…»

«È stato un incidente? Amilcare, dimmelo: è stato un incidente?»

«Mamma, aveva un taglio, io ci ho messo la bocca. Adesso è qui, stesa a terra. È dolce, mamma, tanto dolce.»

«Oh, Amilcare… Dio mio. Avevo sperato che tu non l’avessi ereditata da tuo padre Hannibal.»

«Non capisco, mamma. Cosa ho ereditato da papà?»

«Stai tranquillo, figlio mio. Dimmi esattamente dove ti trovi.»

Il ragazzo, pur nella difficoltà dello smarrimento, riuscì a spiegare dove si trovava. La donna chiuse la comunicazione e subito dopo, in preda ad una disperazione senza fine, chiamò la polizia. Comunicò il luogo e si raccomandò sul comportamento da tenere.

 

 

Un’afa dolciastra stava invadendo la piazza. Amilcare guardò la pozza scura al centro della quale giaceva, come un fiore calpestato e devastato, il corpo di Sara. Si fissò sugli squarci dai quali il sangue era defluito insieme alla vita della ragazza. Ora che l’aveva provato, sapeva che avrebbe desiderato, sopra ogni cosa, per sempre, quel sapore.

 

 

Le auto della polizia e l’ambulanza arrivarono annunciati dalle sirene fuse in un unico, isterico lamento. Gli agenti balzarono fuori dalle auto con le armi in pugno. Il commissario a capo del gruppo gli intimò: «Amilcare Lecter! Non ti muovere. Devi venire con noi!»

 

 

Poi lo immobilizzarono e gli adattarono una speciale maschera sul volto.

Giovanni Odino

Giovanni Odino ha lavorato come pilota di elicotteri dal 1969 al 2011. Dal 2012 dipinge e scrive romanzi, racconti, poesie, haiku, e favole. Sposato e con un figlio, vive con la moglie a Sant’Agata Bolognese. Alcune case editrici, organizzatrici di concorsi letterari, gli hanno pubblicato una decina di racconti e, tra poesie e haiku, una ventina di opere poetiche. Altre informazioni nel suo sito www.odino.com

Lettura consigliata
Hannibal
Thomas Harris
Sette anni fa il dottor Hannibal Lecter è scomparso nel nulla. Ha aiutato l’agente speciale Clarice Starling dell’FBI a individuare un pericoloso serial killer ed è evaso. Da quel giorno Starling è ossessionata dalla volontà di catturarlo, così come Mason Verger, la sesta vittima di Lecter, costretto a vivere attaccato a una macchina respiratoria. Tormentato dal desiderio di vendetta, Mason presto capirà che, per arrivare a Lecter, dovrà offrirgli la più raffinata e insieme innocente delle esche...