La storia di E.

Simone Stacchini

Sono ormai molti anni che esploro i meandri del corpo e le sue memorie cellulari, ogni giorno mi meraviglio di fronte alle manifestazioni che spesso avvengono in maniera inaspettata e prorompente.

 

Avrei potuto scrivere temi trattandoli in maniera molto tecnica, visto che mi occupo di vari ambiti delle discipline umane che hanno a che fare con il corpo; ho voluto invece trattare un argomento scomodo: abusi su minore nella violazione corporea. Ritengo che sia importante portare luce su un argomento spesso oscuro e oscurato: il corpo contiene memorie!
Non possiamo solo trattare il corpo come involucro di organi, plasma, escrementi, o come impianto subordinato alla psiche.
Spesso persone che non hanno disturbi psichici importanti (o minori), esprimono attraverso sintomi corporei situazioni emotive ancorate a traumi psico-fisici avvenuti molti anni prima.
Ricorrono però (magari anche per anni) ad analgesici sempre più potenti per sopprimere il malessere. In realtà il dolore che vogliono eliminare è quel problema che non è mai stato affrontato e risolto, che li affligge nel quotidiano, al quale ormai non prestano più attenzione. Quell’ancoraggio psico-emotivo inconscio però li mantiene in una costante e cronica iper-contrazione muscolare di tutti gli apparati, compreso quello circolatorio e soprattutto ormonale.

 

In questo lungo tempo il loro corpo non solo ha fornito ogni messaggio per prendersi cura del problema fisico/organico: ad un certo punto li mette letteralmente in ginocchio arrivando fino a forme depressive per il costante dolore. È qui che finalmente la persona spesso diventa paziente, ma preso in carico solo a metà, poiché viene inquadrato solo nella sfera psichica intraprendendo una terapia statica che non contempla il corpo come protagonista nel processo di guarigione.
Purtroppo non viene data esperienza e azione al ricordo, e il corpo non potrà completamente compiere un processo fisiologico ed espressivo per risolvere il conflitto interiore o la frustrazione per non aver agito.
Per comprendere meglio il concetto appena espresso, riporto di seguito il caso di una mia paziente che chiamerò E.

 

E. si era rivolta a me perché soffriva ormai da tempo di ansia, lieve depressione e dolori diffusi nel corpo. Alla data del nostro primo incontro E. ha 24 anni, è madre di due figli piccoli, convive con il compagno e lavora nella piccola azienda agricola di famiglia.

 

E. mi racconta di essere immotivatamente triste e questo la fa sentire in colpa. Ha due bambini, fa la vita che ha sempre voluto, compreso partorire entrambe le volte in casa assistita dalla madre.
Uno degli obiettivi del percorso che più le stava a cuore era quello di riuscire ad essere una madre migliore e più presente emotivamente, cosa che spesso mancava perché indaffarata con la bambina più piccola o con i propri dolori.

 

Fin dalle prime sedute la maggior preoccupazione era il figlio maggiore di tre anni (al quale lei non si è completamente legata fin dalla nascita), un bambino molto energico che richiedeva sempre attenzioni soprattutto nel gioco condiviso.
Dopo qualche seduta, visto che i dolori erano quasi tutti concentrati nella parte destra del corpo (rappresenta il maschile, il padre, la parte auto-affermativa e logica-razionale, etc..), in modo diretto affrontammo un primo tema molto importante: il rapporto con suo padre. Scoprii che ha un padre biologico ma che non lo aveva quasi mai visto. La madre, prima che E. nascesse, aveva cambiato compagno. Con questo aveva avuto altri quattro figli, con i quali E. cresce e li fa crescere, vista l’assenza della madre per varie esigenze.

 

E. scopre tutto questo solo da adolescente visto che non aveva alcun ricordo del padre e reagisce negativamente. In quel periodo inizia la sua maturità sessuale che la porta a sperimentare molto. Sempre nel momento della scoperta, i genitori, la madre e il compagno, la mandano da uno psicoterapeuta per vari disturbi di ansia e panico, e per cercare di trovare una soluzione al suo carattere apatico e allo stesso tempo ribelle.
Il percorso terapeutico si rivela inconcludente. Mi racconta che era stata meglio perché da quell’estate aveva iniziato la sua vita artistica, viaggiava molto, ed aveva avuto esperienze che l’avevano fatta stare bene. Questa sensazione però durò solo fino a che non si fidanzò e rimase incinta. Aveva poco più di venti anni.

 

Durante gli incontri con E. viene fuori intensamente il blocco dovuto al cambio delle abitudini: si interrompono tutti gli interessi, si dedica a tempo pieno come madre ed iniziano i dolori nel corpo e l’apatia si affaccia nuovamente, come qualche anno prima.

 

Il nostro percorso evolve, grazie ad una maggior consapevolezza della correlazione tra il dolore fisico e il dolore/conflitto emotivo, ed i sintomi fisici migliorano in poco tempo. Migliorava anche il rapporto con il figlio grande avendo sempre più strumenti e maggior pazienza; migliorava il rapporto con il partner, anche se la libido si era assopita da tempo e questo faceva star male E.

 

Un giorno durante un trattamento di bilanciamento cranio-sacrale diretto sugli organi addominali, iniziò a piangere ininterrottamente, ebbe un’immagine di lei bambina che veniva costretta ad avere un rapporto con un adulto.

 

La reazione di E. fu veramente troppo forte per essere un’illusione della mente (era comunque la prima volta che affiorava), volli quindi approfondire con un esercizio per me molto importante, Il tunnel.
Si tratta di passare all’interno di un tubo per bambini ed ha tra gli obiettivi quello metaforico di attraversare, trapassare e uscire dal grembo materno e da un grande genitale femminile. In più all’interno il tubo è molto angusto, buio e opprimente.
Quando E. uscì dal tunnel era molto arrabbiata, energica anche se profondamente triste: queste emozioni erano scaturite e sentite da tutto il corpo. Quello che era un probabile bluff della mente si è materializzato con un nome, un luogo, gli odori e le sensazioni delle volte in cui quel “amico” dei suoi genitori approfittava di lei da piccola.

 

Oggi E. ha parlato con il diretto interessato, si è arrabbiata, lo ha picchiato, lo ha “sputtanato”, ma poi ha anche trovato il coraggio di perdonarlo (almeno in parte). Soprattutto ha parlato con la sua bambina interiore, tranquillizzandola, dando spazio alla voce che si era bloccata per anni.
E. non soffre più di dolori, sta diventando una madre che sa come aprire il cuore verso i figli e verso il maschile, riesce ad essere amante del suo partner e la libido si è ristabilita, si prende cura e tempo per sé ed ha ripreso i suoi interessi artistici.

 

Questo era uno dei tanti casi per poter iniziare a comprendere come il nostro corpo può andare in blocco e mandare in tilt tutto il sistema, anche quando i traumi sono legati ad un passato apparentemente atavico.
Dobbiamo usare maggiormente il corpo come strumento terapeutico, risparmieremo tempo, denaro e ne otterremo una salute stabile.
Integrare le varie discipline e branche della scienza, con modalità e tempi differenti.

 

Solo oggi, dopo oltre tre anni di lavoro con E., sono riuscito ad invitarla ad andare nuovamente ad uno psicoterapeuta per lavorare direttamente sull’abuso psicologico e sul rapporto con il padre biologico.

 


 

Aggiungo qui alcuni consigli per approfondire il tema, oltre la Lettura consigliata:

 

Simone Stacchini

Si occupa di neuro-fisiologia del movimento ormai da oltre 24 anni. È un ricercatore delle paure primarie ancestrali-ambientali e la correlazione con i vari disturbi fisici, emotivi e comportamentali derivati da un blocco all'interno di una di queste paure fisiologiche. Ha fondato con entusiasmo e grandi fatiche un metodo denominato Riprogrammazione Psico Posturo Corporea Intergata.

Lettura consigliata
Bioenergetica
Alexander Lowen
"La bioenergetica è una tecnica terapeutica che si propone di aiutare l'individuo a tornare a essere con il proprio corpo. Questo risalto dato al corpo comprende la sessualità, che ne è una delle funzioni fondamentali. Ma comprende anche funzioni ancor più basilari come quelle di respirare, muoversi, sentire ed esprimere se stessi. Una persona che non respira a fondo riduce la vita del corpo. Se non si muove liberamente, limita la vita del corpo. E se reprime la propria autoespressione, limita la vita del corpo." Con queste parole Alexander Lowen definisce l'orizzonte del suo libro in cui fissa i criteri e gli scopi della sua disciplina terapeutica, dispiegando i metodi e le pratiche. Così, se il processo di crescita per qualche verso si blocca, la bioenergetica può diventare "l'avventura della scoperta di se stessi" che permette all'individuo di appropriarsi del suo corpo, di risolvere quei sintomi psicosomatici che potrebbero affliggergli l'esistenza e di godere la vita con pienezza.