Magia o vita

Serena Ferraiolo

Anni fa, moltissimi anni fa, per un esame di Semiotica dovevo scegliere una compagna di studi e insieme fare un lavoro di smontaggio e rimontaggio di un racconto. Imparavamo come ci si approccia a una sceneggiatura e lo facevamo mettendo in discussione la sacralità di testi che amavamo.
Ogni tanto, quando ripenso agli anni dell’università, penso davvero di aver avuto l’opportunità che solo la provincia ti può dare di essere pochi, essere seguiti e stimolati e penso che siano stati gli anni in cui il mio cervello ha funzionato di più in tema di creatività e apprendimento sorprendente.

«Insomma Anna – amica, sorella, capricorno e io leone, vestiti a fiori e rossetto rosso, io nero. Tutto nero – che facciamo? Ti propongo un racconto?»

Anna accetta, mi vuole bene, si affida. Propongo la raccolta di racconti di Gabriel García Márquez Dodici racconti raminghi.

Le inizio a raccontare tutto il libro, come un catalogo:

«Allora c’è questo che praticamente ha una protagonista che si sposa e si punge con una spina di una rosa del bouquet e lentamente nei giorni la vediamo dissanguarsi e morire».

Anna non apprezza – è un piano sequenza, non abbiamo niente da smontare e rimontare – in realtà è vero, ma è anche vero che non le piace questo racconto dark e a me piace perché sembra una presa in giro della vita, della realtà.

«Ce n’è uno che dice a un certo punto: “Ah caro mio, una cosa è essere Pesci ascendente Pesci e un’altra è essere coglione”». Mi chiede che c’entra. «Niente, assolutamente niente, era solo per dire che anche Márquez aveva chiaro questo punto sui Pesci».

«C’è La santa, tutto ambientato a Roma. Questo padre che porta la figlia in una bara, figlia morta, non decomposta, per mostrarla al Papa e avere la santità».

Anna si storce, non c’è bisogno di continuare ma continuo.

«Eh però oltre a questo c’è un uomo che lo incontra e lo vuole aiutare e però lo vuole aiutare mandandogli a casa una donna bellissima, nuda e la paga per fare sesso con lui. Nella stanza in cui alloggia, in cui chiaramente c’è anche la bara con la bambina. Ecco che sta per dirmi qualcosa di tremendo e quindi preciso: ma lui non lo fa, eh. E la scena termina con lei nuda che scappa dalla stanza perché vede la bambina morta nella bara e corre nella direzione sbagliata e incappa nella zia di lui, che lo ospita, che trasecola pensando di aver visto un fantasma».

Anna ride, ma comunque il racconto non passa.

«Allora c’è questo, bellissimo, bellissimo, bel-lis-si-mo, che ha come protagonista una donna. Da sola, in autostrada in Spagna, sta raggiungendo casa del marito o compagno, si ferma la macchina, piove, resta sul ciglio della strada per un po’. Si ferma un pullman che la soccorre: la carica a bordo e le dà una coperta per asciugarsi. Lei a bordo del pullman vede tutte donne vestite uguali, adesso anche come lei, con una sorta di telo addosso. Sembrano suore, cioè a noi che leggiamo sembrano suore, ma poi scopriamo, vabbè te la faccio breve, che sono tutte dirette a un centro di igiene mentale e quindi anche lei, quando entra, pensano sia una di loro».

«E quindi che succede? Come esce?»

«Eh Anna, vuoi che te lo racconti o lo vuoi leggere? Secondo te funziona nella scomposizione temporale se mettiamo prima la parte in cui Leo capisce dove si trova? Cioè iniziamo con un primo piano su di lei che urla che la devono liberare».

«Ma così poi sembra pazza davvero».

«E che ne sai che non lo è?»

Ecco, questo è quello che mi manca: poter avere la letteratura nella vita, come oggetto della vita, delle riflessioni, delle ipotesi, come se fosse la vita stessa, quella possibilità di dialogo con quello che non esiste se non sulle pagine, che però crea mondi interi, genera emozioni, ci mette un po’ più in contatto con i nostri desideri e le nostre paure.

Alla fine con Anna abbiamo scelto un racconto, Mi offro per sognare. Ci ho messo un sacco a ricordarmelo, parlava di un disastro aereo ma aveva dei pezzi di narrazione collocati in luoghi diversi del mondo, mi ricordo adesso solo Cuba e una premonizione. Era facile da scomporre e riordinare cronologicamente e ci piaceva perché celava mistero anche nella nuova forma che avevamo dato noi a quella storia.

Avevamo un po’ cannibalizzato García Márquez, un po’ lo avevamo digerito, un po’ lo avevamo amato. Dodici racconti raminghi esce nel 1992, quando Márquez si convince a interrompere questo pellegrinaggio dei testi (il titolo originale della raccolta è Doce cuentos peregrinos) dal cestino della carta alla sua scrivania. Sono racconti che iniziano a nascere nella sua mente negli anni Settanta, da un sogno che lui considera chiarificatore, in cui partecipa al suo funerale insieme ai suoi amici scrittori latinoamericani e alla fine della funzione non può ricongiungersi con sé stesso. I dodici racconti partono da un assunto: raccontare le cose ‘strane’ che accadono ai latinoamericani in Europa. Più li rileggo, a distanza di anni e con lo sguardo modificato dalla vita, più penso che sia necessario sostituire la parola ‘magia’ a ‘latinoamericani’ e la parola ‘vita’ a ‘Europa’.

Serena Ferraiolo

Specialista in letteratura ispano-americana, ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi Euro-Americani con una tesi sulla guerra delle Malvinas-Falkland analizzata attraverso la produzione letteraria argentina. Ha tradotto Memorie dal Calabozo di Mauricio Rosencof ed Eleuterio F. Huidobro (Iacobelli editore, 2009), Le leggende del nonno di tutte le cose di Mauricio Rosencof (Novadelphi, 2011) e Olio su tela di Gina Picart (Novadelphi, 2014). Lavora presso la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, che organizza il Premio Strega, come assistente di direzione. Per Iacobelli editore ha pubblicato Il piccolo libro vegano (2019). Ha fondato l'agenzia ottantunocento | consulenza culturale con Giusi Migliaccio.

Lettura consigliata
Dodici racconti raminghi
Gabriel García Márquez
Il sogno, il destino, il desiderio, l'amore e la morte... i temi eterni e universali della letteratura reinterpretati dalla prosa potente e visionaria di García Márquez. Dodici racconti sul filo misterioso della memoria nei quali l'autore colombiano rivive e reinventa le tappe avventurose del suo girovagare in Europa e nel mondo, i suoi soggiorni a Roma, Barcellona, Parigi, L'Avana, Napoli, Vienna, Ginevra e altre ancora. In ognuno di questi racconti l'autore di "Cent'anni di solitudine" riannoda i suoi ricordi personali con le vicende di personaggi reali o verosimili, ricostruendo le atmosfere e gli ambienti più caratteristici di ciascuno dei luoghi visitati. Una raccolta insolita, una serie di storie bizzarre e affascinanti nelle quali la cultura del vecchio mondo si mescola all'inarrestabile vivacità tropicale della fantasia del Caribe.