La biblioteca era immersa nel silenzio quando missinflorence raggiunse Emilio Cecchi, seduto accanto a una finestra. Lui si alzò appena, con una cortesia naturale.
«Grazie per il tempo che mi dedica», disse lei.
«Ma figurarsi», sorrise Cecchi. «Parlare di Pesci rossi è sempre un piacere».
Si misero a sedere, il volume aperto di fronte a loro.
«La raccolta riunisce testi molto diversi, pubblicati fra il 1916 e il 1919 sulle riviste Tribuna e Ronda, poi confluiti nel libro del 1920» esordì missinflorence, per niente intimorita dalla presenza di lui. «Eppure non risulta mai disordinata. Come ha costruito questa unità?»
«Credo nasca dal mio modo di guardare» rispose Cecchi. «Parto sempre da qualcosa di concreto — un animale, un oggetto, un paesaggio — e vedo quali pensieri porta con sé».
«La celebre apertura sui pesci rossi lo dimostra bene», aggiunse lei. «Una palla di vetro: l’oggetto più banale, qualcosa che vediamo senza vedere. Ma osservandola a fondo diventa una metafora».
Cecchi annuì. «I pesci rossi sono normalissimi finché non li osservi davvero. Anni prima avevo visto i pesci rossi di Matisse: mi ispirarono un articolo. E in fondo, tutto il mondo è un pesce rosso: nessuno può rinchiuderlo in un simbolo statico. L’immagine cambia secondo la posizione e il movimento di chi guarda. La realtà è fatta di punti di vista».
Lei sfogliò il volume, andando dritta ai punti cui aveva apposto un segnalibro durante la sua rilettura. «La voce narrante descrive luoghi, oggetti, persone con dettagli che risvegliano ricordi ed emozioni, ma senza compiacimento. Si sente un equilibrio raro tra lo scrittore e i suoi oggetti».
«Non mi interessano gli effetti,» rispose Cecchi. «Mi interessa capire. Scrivere breve significa togliere: lasciare l’immagine limpida».
«È come se avesse trasformato un mucchio di pagine ingiallite in una nuova opera d’arte», osservò missinflorence, «come se lavorasse sempre in vista di una rilettura».
Cecchi accennò un sorriso.
Lei proseguì: «De Benedetti diceva che “le sue note, fin da quando escono sul giornale, hanno lì per lì tutti i requisiti dell’articolo ma già anche il suono e come la maggiore stabilità delle pagine di un libro”. E Citati che lei “trasformava qualsiasi argomento in una parte di se stesso”».
«Forse è questo il metodo», concluse Cecchi. «Osservare senza chiudere il discorso. Offrire uno stimolo, non una sentenza».
Missinflorence richiuse il libro con un gesto leggero. «Credo che Pesci rossi sia proprio questo: una serie di esercizi di attenzione. Ti fa venire voglia di guardare meglio tutto».
«Allora è un buon risultato» disse Cecchi, alzandosi con lei. «Non chiedo altro».
Uscendo dalla biblioteca, missinflorence ebbe la certezza che quel libro non fosse più solo una raccolta di prose, ma un modo di stare davanti al mondo: semplice, preciso, aperto. Un libro che insegna a osservare, a scoprire, con grazia e lucidità, che ogni oggetto del quotidiano può diventare un piccolo universo, se gli si concede davvero lo sguardo.